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La Democrazia non abita all’Ordine!!

Cari colleghi,

nell’ultimo Consiglio dell’Ordine del Lazio (n° 7/2010) abbiamo attuato una protesta radicale per esprimere tutto il disagio per la gestione dell’attuale maggioranza rappresentata da “Cultura e Professione”. Da piu’ e piu’ mesi, abbiamo osservato che la nostra presenza in Consiglio come minoranza (5 consiglieri su 15) ha possibilita’ quasi nulle di attivare un reale confronto sulle tematiche importanti per gli
 

 

psicologi e gli psicoterapeuti che rappresentiamo.

Tale assenza di confronto e scambio sta producendo all’interno del Consiglio

 

I Consiglieri Sipap si Imbavagliano ed espongonolo striscione con scritto: "L'immobilismo di questa
Maggioranza danneggia gli Psicologi. Liberiamo
l'Ordine dal bavaglio di in-Cultura e Professione

del Lazio, che ribadiamo e’ l’Ordine piu’ numeroso e importante del nostro Paese, un totale stallo di idee!!

Nei primi dieci mesi dell’attivita’ dell’Ordine, in piu’ occasioni abbiamo fatto proposte concrete, introducendo all’interno della discussione consiliare il nostro punto di vista, incoraggiando le soluzioni innovative e creative frutto del dialogo; risultato? La maggioranza non le ha neanche ascoltate! Abbiamo mostrato il nostro disappunto, la nostra irritazione per la gestione quasi totalmente burocratica e clientelare dei 2 milioni di euro che gli iscritti del Lazio versano tutti gli anni all’Ordine, ma anche questo non e’ servito a niente. Abbiamo provato a bloccare alcune decisioni scandalose, ma e’ stato tutto inutile.

A questo punto ci sentiamo sommersi da una profondo senso di vuoto che la gestione di “Cultura e Professione” ci rimanda e, per questo, abbiamo deciso di adottare una proposta forte, pacifica e decisa.

Cosi’, nel corso della seduta dell’11 ottobre scorso, ci siamo imbavagliati e abbiamo partecipato esprimendoci in modo passivo, proprio come i nostri colleghi di maggioranza ci vorrebbero! Abbiamo fatto nostra “la forza della non interferenza”, per parafrasare la forza della “non-violenza”di Ghandi.

Il nostro bavaglio fisico esprime il bavaglio alle idee, alla trasparenza, alla propositivita’, all’attivita’ di supporto per le migliaia di psicologi e psicoterapeuti che si confrontano con l’attuale periodo di crisi economica e sociale.

La Presidente Zaccaria, vista la nostra protesta, come e’ possibile leggere nel verbale della riunione, ha espresso la seguente minaccia:

“Il Presidente richiama i consiglieri Tibaldi, Bizzari, Montanari, Gubinelli e Barbato ad assumere una condotta piu’ decorosa e fa divieto di esporre le foto scattate in seduta.”

Di fronte a questo atteggiamento arrogante, prepotente, contrario aprioristicamente al dialogo e alla composizione degli interessi degli Psicologi, preferiamo opporre l’unica resistenza che ci rimane nel Consiglio dell’Ordine del Lazio: “il silenzio”. Cosi’ ci vogliono, cosi’ staremo!

Questa protesta vuole creare consapevolezza negli psicologi del Lazio sulla grave situazione che si e’ creata nella gestione dell’Ordine, sulla mancanza di trasparenza, sullo spreco di denaro, sull’assenza di iniziative concrete e efficaci per tutelare la professionalita’ degli iscritti.

E’ proprio la tutela della professione il punto che piu’ ci interessa portare avanti perche’ riteniamo che sia il principale argomento di interesse e necessita’ per gli iscritti. Oggi tutela s’intreccia strettamente con la necessita’ di intervenire sui processi culturali relativi alla psicologia e, la sola difesa giuridica, pur importante, non e’ piu’ sufficiente.

La nostra strategia si articola allora in due posizioni complementari. 

1.    La prima e’ la proposizione di importanti iniziative: quali il mese del benessere psicologico, la proposta di legge per l’istituzione dello psicologo di base, la proposta per la presenza di uno psicologo in farmacia e molte altre ancora. Tutte queste iniziative sono portate avanti al di fuori della politica dell’Ordine, considerando il blocco totale opposto dalla maggioranza di “Cultura e Professione”;

2.    La seconda e’ la decisione di partecipare alle attivita’ dell’Ordine attraverso il nostro silenzio e la partecipazione passiva alle decisioni prese in seno al Consiglio come espressione estrema del nostro dissenso per i metodi antidemocratici adottati.

Ci auguriamo che la nostra protesta dia avvio a una seria riflessione sull’utilita’ del nostro Ordine professionale e sulla sensatezza delle misure che vi vengono portate avanti secondo una logica ormai largamente superata dai tempi di emergenza nei quali viviamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                       

 


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