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Un progetto per valorizzare il nostro ruolo di psicologi penitenziari

di Daniela Teresi - Psicologa Psicoterapeuta

 

Ho deciso di scendere in campo per sboccare la nostra situazione, ed ora vi dico cosa penso.

Quello che è accaduto agli psicologi penitenziari c.d. esperti ex art. 80 è inaccettabile e quanto fin ora è avvenuto a mio avviso è segno dell’incapacità (spero non dolosa ) degli avvocati che ci hanno difeso e che si è dimostrato solo un bluff.

Credo che bisogna trovare non solo nuovi alleati per sostenere la nostra battaglia ma soprattutto argomentazioni corrette, e anche azioni o forse come dice la nostra collega, scendere nuovamente in campo e dunque se è il caso pensare ad una nuova giornata di difesa degli psicologi penitenziari.

Sono convinta che valga la pena mantenere in piedi il nostro problema e che non dobbiamo arrenderci, ma come arrivare al riconoscimento del nostro ruolo e cosa dobbiamo fare per farci valere e far rispettare i nostri diritti, ci obbliga a pensare!

Tutti dobbiamo fare la nostra parte, c’è chi si è già dato molto da fare, ma mi pare che di fatto non siamo stati ascoltati, e noi ci dobbiamo far sentire.

Per quanto mi riguarda ho deciso di scendere in campo e non dico per creare una nuova squadra, ma sicuramente ho deciso che è giunta l’ora che anch’io dia il mio contributo alla squadra esistente, cosa che fino ad ora non ho fatto pensando che fosse molto difficile.

Pertanto ho deciso per cominciare di mettermi a studiare la materia che ci riguarda ed invito a tutti di fare altrettanto, mio intento è attivare pensiero per trovare soluzioni.

Si tratta di capire cosa possiamo e cosa dobbiamo fare, perché vedere continuamente

*       ridurre il nostro monte ore è svilente

*       la svalutazione del nostro ruolo è una cosa inaccettabile

*       l’essere considerati come se non esistessimo o come se non avessimo alcun  diritto, mi comincia a far preoccupare.

L’amministrazione penitenziaria può dirci cosa vuole fare per il nostro futuro, ma non può negare quello che abbiamo fatto nel passato e fino ad ora, o liquidarci così!

 

Noi possiamo e dobbiamo dimostrare a tutti i costi chi siamo e ci deve ascoltare.

 

È troppo comodo pensarci deboli per il solo fatto che il nostro contratto è una convenzione, ma noi deboli non lo siamo, considerando che il nostro apporto e rapporto professionale e di lavoro è stato ed è continuativo, dunque subordinato!

Si tratta di dimostrarlo, e a quanto ne so, qualche collega c’è riuscito, vi prego colleghi vincitori fatecelo sapere!

Tornando alla mia riflessione, penso che concretamente qualcuno dovrà esaminare la nostra vicenda, il nostro contenzioso con il m. g. perché è nostro sacro santo diritto trovare una soluzione dignitosa, equa e non sperequativa, vuoi che sia per il passato (in tal caso è giusto avere ogni forma di riconoscimento retributivo, avvalendoci di sentenze favorevoli in tal senso) vuoi aiutandoci a sistemarci per il futuro (assunzione con contratto sumai come quello degli psicologi ex art. 80 operanti con i tossicodipendenti e transitati al sert).

Perché è vergognoso che le asl possano avvalersi per i servizi nelle carceri di nostri rispettabilissimi colleghi che non puzzano di carcere come noi e che abbiamo addosso tutta quella esperienza maturata in 25 anni e forse oltre, di durissimo servizio in carcere, non è giusto vedersi scavalcati da colleghi che magari hanno solo "altri titoli", che noi non abbiamo, o forse, volendo pensare che tutto ciò avvenga nella legalità, questo tipo di assunzioni vengono fatte più semplicemente perché alle amministrazioni così conviene in quanto gli psicologi assunti a tempo determinato costano di meno!

 

Non possiamo accettare di essere liquidati dallo stato così facilmente!

 

Dobbiamo smettere noi di avere paura della precarietà o del ricatto, ma piuttosto dobbiamo essere noi a mettere in guardia l’amministrazione che potremmo far valere in altre sedi, se esistono anche delle direttive europee, tutti nostri diritti

Da diversi giorni sto facendo notte cercando di documentarmi io non ho alcuna intenzione di uscirne così dalla nostra vicenda!

Faccio presente che sto continuando a fare le mie ricerche su internet per trovare sentenze o direttive europee che possano essere utili alla nostra causa, ovvero materiale utile a dimostrare che abbiamo ragione a rivendicare i nostri diritti calpestati dalla amministrazione  e i torti che stiamo subendo per effetto del mancato passaggio alla sanità.

A mio avviso va considerato che dobbiamo ricorrere contro l'amministrazione pubblica per i seguenti motivi :  

1.   le nostre vacazioni orarie di psicologi penitenziari in convenzione sono mal pagate e notevolmente inferiori rispetto alle retribuzioni orarie degli psicologi sumai che lavorano in carcere con altro contratto (mi domando se nel merito si può ricorrere esaminando il fatto che nel nostro trattamento economico si evidenzia vessatorietà e squilibrio contrattuale) rispetto al trattamento degli psicologi con contratto sumai;

2.   Mi domando se nello squilibrio contrattuale di cui sopra, nonché nel mancato passaggio contrattuale alla sanità, pur essendo nella sostanza immutato l'oggetto e l'attività che svolgiamo rispetto a quello svolto dagli psicologi sumaisti in carcere, non sia ravvisabile non in concreto ma idealmente, una sorta di demansionamento. Ricordo a tutti i colleghi che prima della istituzione dei vari servizi ovvero delle differenti convenzioni (di osservazione e trattamento, servizio nuovi giunti, servizio per le tossicodipendenze ), noi come psicologi ex art. 80 siamo stati sempre interpellati dalle direzioni per fare tutti i tipi di interventi, interventi poi successivamente distribuiti tra gli psicologi sulla base dei diversi contratti, basti pensare a tutti quei casi in cui siamo intervenuti, oltre alle attività di routine, interveniamo per problematiche relative a disagio mentale, depressioni reattive o meno, su richiesta delle direzioni ovvero su precipue direttive provenienti dalle circolari del dap. Il nostro intervento si è sempre caratterizzato ed è riconosciuto in questi casi come interventi di psicologo clinico e non già come ex art. 80., o di puro sostegno. Qual è il motivo per cui vengono fatte queste segnalazioni di sostegno con differenziazione? A parte ciò vorrei ricordare inoltre che laddove anche come psicologi esperti ex art. 80 , (equivalenti cioè a non clinici) inequivocabilmente abbiamo operato negli anni come clinici ed anche per questo che dobbiamo essere considerati dei clinici. Infatti tutti gli psicologi penitenziari hanno svolto negli anni attività di tipo clinico, prima ancora delle differenti tipologie di servizi che sono state organizzate e proprio perciò dovremmo far valere questa competenza, perché come ci insegna la giurisprudenza, chi svolge una mansione superiore in modo non occasionale, deve essere riconosciuto naturalmente, come nel nostro caso non solo in termini retributivi, ma secondo me anche in termini di ruolo.

3.   Mi domando se questo mancato passaggio alla sanità non possa configurare nella fattispecie una sorta di dequalificazione dove emarginandoci ed escludendoci nel passaggio,ovvero non ci viene riconosciuta la specifica competenza professionale di clinico, non possa significare che ci troviamo anche dinnanzi ad un’evidente lesione della nostra immagine professionale. Infatti con la denominazione di esperti ex art. 80 sembra che veniamo trattati come professionisti di serie B, pur avendo il requisito di base richiesto dal Ministero della di Grazia e Giustizia  e dallo stesso Ministero della Salute, ossia abbiamo una laurea e l’iscrizione ad un albo che riconosce il nostro ruolo sanitario. Allora perché noi psicologi ex art. 80 (incaricati per le attività di osservazioni e trattamento ed impiegati in attività professionali di clinico) non siamo riconosciuti come psicologi e non siamo passati al ssn?

4.   Mi domando infine se il mancato rispetto del diritto di precedenza di assunzione degli psicologi ex art. 80 nelle asl, che stanno assumendo a contratto determinato altri psicologi per lo svolgimento di attività dentro i penitenziari, non sia illegittimo .

5.   Mi domando se la non applicazione del contratto sumai per gli psicologi ex art.80, come è avvenuto invece per gli psicologi che operano nel sert penitenziario, (nati anch’essi come psicologi ex art. 80) non si configuri oltre che come ulteriore motivo di sperequazione, anche come l’espressione di diritto leso e come violazione da parte dello stato della direttiva europea 2001/23/ce che ne regola la materia, circa il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di impresa.


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