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A QUASI 7 MESI DAL TERRIBILE TERREMOTO CHE HA DEVASTATO L'AQUILA RIPORTIAMO LA TESTIMONIANZA DELLA COLLEGA DR.SSA LUCIA MASIELLO PSICOLOGA-PSICOTERAPEUTA ISCRITTA ALL'ORDINE DEGLI PSICOLOGI DELL'ABRUZZO

L’Aquila, 20 Ottobre 2009

Se è vero che gli ottimisti vivono meglio, guardando solo il bicchiere mezzo pieno, ritengo più realistico guardare la realtà nella sua completezza, senza negare che il bicchiere è anche mezzo vuoto.

Immagino che chi si ferma ad apprendere notizie soltanto dai media, abbia una visione limitata dei fatti, dunque vi racconto la mia versione, perché abbiate un quadro leggermente più ampio.

Ringrazio il collega Dott. Lelio Bizzarri, che ha avuto il tempo e l’umiltà di ascoltarmi,  dandomi la possibilità di raccontare la situazione aquilana post-sisma, mentre alcuni si affannano a ricavare un  ritorno d’immagine da interventi  di “volontariato”, a volte discutibili, sulla popolazione terremotata.

E’ fuori discussione che la solidarietà di tutta Italia e del mondo abbia costituito un meraviglioso sentimento universale, che come un grandissimo abbraccio ha permesso di contenere il nostro dolore; è innegabile che una tragedia di così vasta portata richieda tempi lunghi di riorganizzazione e ricostruzione….ma mi chiedo, come si possa dare un aiuto efficace, se non si ASCOLTA la voce di chi ha bisogno.

E’ stato fatto molto  e c’è molto altro da fare, orientando e canalizzando le energie in modo proficuo.

Per noi aquilani, gente di montagna, abituati a rimboccarci le maniche, a sopportare la fatica ed il dolore con dignità, ciò che invece risulta intollerabile, è l’umiliazione di sentirci dire che siamo “difficili”, che non abbiamo pazienza, che non sappiamo adattarci, che vista tutta l’attenzione che il mondo ci ha dato non dobbiamo lamentarci. In pratica, se non siamo compiacenti siamo meno dignitosi….

Certo, sono scomodi i capricci delle persone che hanno vissuto per 7 mesi ammassati in tendopoli, e che senza preavviso, sono stati obbligati a spostarsi in alberghi a 70-100 Km dalla città. Scomode le lamentele di chi, sulla costa, fa ogni giorno il pendolare per andare al lavoro o a scuola in attesa di un alloggio..scomode le proteste di chi, tornato a casa, non ha il gas e quindi acqua calda e riscaldamento..

Come si può parlare di empowerment, quando una popolazione intera è stata “boicottata” nel suo tentativo di fronteggiare lo stress e rialzarsi?

Qualcuno ha affermato che noi psicologi aquilani non siamo idonei ad offrire la nostra professionalità, poiché vittime del sisma!

Bene, cosa è stato fatto per sostenerci? Ben poco, e soprattutto soltanto dopo che ci siamo riuniti ed abbiamo “fatto rumore” per chiedere un posto dignitoso in cui continuare ad accogliere i nostri pazienti o i nostri allievi, un sostegno economico per riavviare la nostra professione, una speranza per i giovani colleghi che intendevano avviarla.

Tutto questo è umiliante. Ci siamo appellati alla nostra infinita capacità di resilienza, per elaborare il lutto di parenti, amici, casa, studio, città, identità ecc…ma è assurdo che abbiamo dovuto utilizzare le nostre energie per  “difenderci” , difendere la nostra professione, il nostro territorio, la nostra dignità.

A quasi 7 mesi dal sisma, che se non poteva essere previsto, sicuramente avrebbe potuto essere limitato nei danni, con una giusta opera di prevenzione del rischio,  la nostra città è stata spogliata della sua identità e noi abitanti deprivati della possibilità di ricostruirla, restando fedeli alla nostra cultura di comunità.

Personalmente ho perso  casa e studio e sono ancora sfollata ad 80 Km da L’Aquila. Ho intensificato le mie sedute di supervisione al fine di poter sostenere i miei pazienti, ho lavorato sodo al fine di ripristinare una Sede in cui svolgere attività di formazione per i miei allievi.

Ho potuto assicurare accoglienza ed ascolto, soltanto grazie al supporto emotivo ed economico dei colleghi ASPIC  (Scuola di specializzazione in psicoterapia e psicologia di comunità) e delle Sedi “Counseling e Cultura” di tutta Italia, in particolare le Sedi abruzzesi di Pescara e Teramo, attivamente impegnate nell’emergenza. La Sede di Roma, nella persona di Edoardo Giusti e Claudia Montanari, mi ha fornito un camper ed una tenda in cui poter lavorare in estate, e mi ha assicurato mezzi e strumenti per poter riavviare un nuova Sede dell’Associazione di cui sono Presidente e prendere in affitto un nuovo studio per la mia attività privata. L’ASPIC è anche costantemente presente con i nostri operatori volontari, dal mese di Aprile, nel Campo di Arischia.

Ho utilizzato i 2.400 euro per i lavoratori autonomi,  liquidato dall’INPS nel mese di giugno, per mantenermi e viaggiare tra Roseto (TE) e L’Aquila e solo oggi  ho ricevuto il contributo dall’ENPAP  al quale sono iscritta da 9 anni.  Sebbene apprezzabile la visita di alcuni funzionari che si sono recati a L’Aquila per incontrarci ed ascoltare le nostre esigenze, attendiamo fiduciosi e consapevoli che il nostro Ordine ed il nostro Ente di Previdenza siano meno “ricchi” di quelli di altre categorie professionali che hanno  potuto erogare immediatamente una somma adeguata al ripristino dell’attività.

Ad oggi, pur avendo diritto ad un alloggio, poiché proprietaria di un appartamento di categoria E, sito in Zona Rossa, non appartenendo ad un nucleo familiare numeroso, con bambini o anziani disabili, non ho diritto di sapere se e quando potrò tornare nella mia città. Come me tante persone ancora in tenda, camper, alberghi.

L’Aquila è una città flagellata, dove le macerie fanno ancora da cornice alle nostre vite, dove  deprivati della possibilità di scegliere, i cittadini agiscono la loro rabbia più o meno costruttivamente…lo scenario è quello di un brulichio di vite senza orientamento, un incessante cantiere di formichine che fanno provviste per il duro inverno. Quella ridente cittadina tranquilla, composta, a misura d’uomo, è diventata una città invivibile, in cui nessuno si riconosce più, con file interminabili da sostenere per spostarsi da una parte all’altra, con numerosi incidenti stradali ed una costante sensazione di pericolo e sospettosità, non solo per le scosse che non danno tregua, o per  alcuni di quei volti stranieri (di giorno operai, di notte sciacalli), o ancora per quelle divise che proteggono e assicurano beni di prima necessità e poi a volte si trasformano in pubblici ufficiali contro i quali non si può opporre resistenza (mostrando semplicemente il proprio disappunto circa le decisioni che si prendono sopra le nostre teste), ma sfido chiunque a guardare la propria vita scorrere in TV , senza esserne più registi, in attesa che qualcuno muova i fili, non per il nostro benessere, ma per il proprio tornaconto.

Ascoltate, potete leggere questa mia testimonianza come “tipica” di una vittima di catastrofe in fase di rabbia, con sintomi paranoici. Va bene, sto comunque facendomi portavoce della gente che ogni giorno ascolto e aiuto. Non dimentico di ringraziare tutti, Forze dell’Ordine,  volontari e tutte le menti, le braccia, i cuori, che si sono stretti intorno a noi, con L’UMILTA’ di ascoltarci, senza nascondersi dietro cariche, divise o teorie, ma utilizzando, come valore aggiunto alla loro professione, L’UMANITA’; in particolare i vigili del fuoco, che ci hanno accompagnato “in questo inferno”, mostrando professionalità, empatia e sensibilità al nostro dolore e permettendo di salvare quei pezzetti di identità indispensabili per non crollare.

Sappiamo inoltre quanto sia importante la partecipazione consapevole ad ogni processo di “cura”,  favorendo nella persona l’autodeterminazione, l’autostima e la progettualità. E invece, quello di cui ci lamentiamo, è proprio questa impossibilità di accedere e ricevere informazioni chiare, oneste, corrette sulla nostra sorte.

Sinceramente, parte della mia delusione, l’ho ricevuta proprio dai miei colleghi esperti dell’ascolto, della relazione, dell’aiuto, che forse stanno preparando convegni dove tutti sembrano sapere tutto su questo terremoto, tranne noi psicologi e psicoterapeuti aquilani, in maggioranza liberi professionisti, che di certo non abbiamo avuto tempo di elaborare dati, poiché in condizioni estreme e senza retribuzione alcuna, abbiamo continuato a sostenere chi ci chiedeva aiuto, per difendere una professione ed una categoria in cui crediamo.

Per ricostruire una città occorrono persone…

Qual è il nostro bisogno? Ripartire da noi stessi ed essere aiutati ad aiutare, consapevoli dei nostri limiti e delle nostre risorse.

Sapete cosa si legge su alcuni manifesti a L’Aquila? Verba volant..sisma manent!

Una visione ironica della vita è tutto ciò che ci rimane.

 

 

Lucia Masiello

Psicologa-psicoterapeuta

Presidente  Aspic “Counseling e Cultura” di L’Aquila

 

 

 

 

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